La challenge

l nostro mondo e’ stato lacerato e ora ha bisogno di essere ricostruito?

Un mondo che vogliamo raccontare, accompagnare e difendere insieme ai nostri figli, anche se spesso non sappiamo come fare.

Questo e’ quel mondo

diverso e fatto, ad esempio, di autogestione, di cose

messe in comune, di conflitti gestiti, di città’ e scuole

a misura di bambino,

di rabbia e affetto, di forme nuove di apprendimento e cooperazione.

BELLO NON e’ VERO?

Esplorando la potenza di chi comunica col cuore, in modo autentico, diretto a ciò’ che e’ davvero importante per noi

Ci apriremo ed impareremo PAROLE nuove

per raccontare

emozioni e storie nate dal confronto e dall’accettazione

di diverse visioni. Restando umili e connessi, in ascolto e senza la fretta di raggiungere una sola conclusione

mettendo in campo il rispetto per noi stessi e gli altri

in un vero e proprio momento di incontro culturale

MA QUALE CHALLENGE?

UNSCHOOLING VS SCUOLA TRADIZIONALE

Si,
abbiamo creato #missionebarcamp per dare a tutti coloro che sono intenzionati a fare un’esperienza di vita altamente formativa, sia sul piano professionale che umano, la possibilità di conoscere il remoto villaggio di Mwangatini, situato nell’entroterra keniota a circa 2 ore di auto dal centro turistico di Malindi.

Attraverso una rete internazionale pronta ad accogliere

e a realizzare

non conferenze aperte

i cui contenuti saranno

proposti

dai partecipanti stessi,

proveremo a parlare di noi, dei nostri interessi ed abitudini, in un momento di sicuro scambio culturale.

In realtà questa più che una challenge è una non challenge, o meglio, questa sfida ha come obiettivo quello di creare un ponte di collegamento tra il mondo classico della scuola ( intesa come strumento d’istruzione dei paesi sviluppati) e l’insegnamento tradizionale che, sebbene a livello italiano è ad oggi poco conosciuto, nel contesto keniota rappresenta ad oggi l’unica forma di apprendimento disponibile.

Interessante sarà vedere gli sviluppi futuri che senza dubbio nasceranno da questo progetto ai suoi albori.

Parlando ora da mamma italiana,

credo e sento sempre più forte l’esigenza per molte famiglie di rivedere i contesti educativi in cui far crescere i propri figli. Modelli scolastici basati su idee che risalgono ai bisogni dell’epoca industriale sono, per molti, ormai alquanto sorpassati ma soprattutto non rispondono alle esigenze di crescita di molti bambini di oggi. Anche alla luce della mia personale esperienza di mamma e viaggiatrice zaino in spalla ormai da diversi anni, capisco che la natura sia un ambiente particolarmente stimolante per curare tutti i bisogni di crescita fisica, emotiva, psichica e relazionale che un bambino ha.

E soprattutto  vorrei invitarvi con questo gioco della challenge ad esplorare con coscienza scientifica

il valore educativo dell’apprendimento per scoperta,

regalando cosi ai vostri figli (e a voi stessi) , la possibilità di confrontarsi e crescere con i loro coetanei kenioti..alla riscoperta di un mondo, quello incantato delle fiabe che leggiamo loro ogni sera prima di rimboccare loro le coperte augurandogli la buona notte.

A Mwangantini faremo co-working, siccome e’ con questo appellativo simpatico che sembra meglio definirsi ciò che quotidianamente è la vita qui. Ma lo immagino

anche come qualcosa a meta’ strada tra un campeggio ( ma non ci sono recinzioni) e un ostello ( ma non ci sono strutture fisse ), quella che resta fissa e’ la presenza di persone che con le loro idee e con le loro abilita’ fanno si che ogni giorno il miracolo si compia. Il cerchio si apre e tutto scorre al ritmo della natura e a quello naturalmente deciso per ciascun individuo dalle sue esigenze,

aspettative

e volontà.

Non esiste concorrenza se non

quella di essere migliore in tutto. Faremo esperimenti quotidiani per risolvere ogni giorno il rebus che e’ la vita qui,

dove non ci sono mai problemi perché si trovano sempre le soluzioni. (..) Forse il problema di ieri

e’ solo la chiave

per il problema che abbiamo oggi..

“Non abbiamo paura di smontare una radio se oggi ci serve l’antenna, domani avremo magari bisogno del nastro di una cassetta musicale per saltare a corda..”

Alla base di un’organizzazione di questo tipo c’e’ la fiducia tradizionale del più’ intimo ambiente famigliare, anche se Mwangatini condivide la sua terra con più di 10000 anime da non si sa contare per quanto tempo. Siamo tutti fratelli o fratelli di sorelle ma ognuno con il proprio modo di vedere e percepire contribuisce al buon esito quotidiano.

Importate non è ciò che facciamo, ma quanto amore mettiamo

in ciò che facciamo; bisogna fare piccole cose

con grande amore.

ed ecco che il piccolo villaggio di Mwangatini apre le sue porte al mondo e si sente pronto ad ospitare

giovani e non interessati ad avviare quel lento processo di contaminazione che li vedrà’ occupati a..svolgere come sempre le loro abituali attività’.

Non e’ cambiato nulla qui al villaggio ci svegliamo sempre la mattina presto e lentamente diamo il via a molteplici funzioni.

Nello specifico l’incontro ci aiuterà’ ad arricchirci reciprocamente e a colmare

grazie

alle

nuove

tecnologie

quelle lacune che il tempo ha cancellato,

le orme

di due o più’ civiltà che si ritrovano

dopo

un lungo periodo di separazione e che insieme

proveranno a riscoprire il loro cammino sulla Terra

Come fare una bella fotografia?

Di recente ho avuto un’ amica che mi ha avvicinato

facendomi una curiosa domanda. Come fotografare i suoi figli quando sono in viaggio.

Qui un rapido esempio del perché credo

che

il viaggio, o meglio

attraverso il viaggio, sia la forma migliore

per imparare e per riconoscere

il mondo.

guantini

Scoprire ed accedere insieme

a quelle istruzioni originarie donateci, a ciascuno di noi , e di cui i più

piccoli

sono i custodi,

e’ una cosa che mi piace molto,

e’ una cosa affascinante e bellissima, al contrario

di quanto altri

possano raccontare.

Come viaggiatori del mondo, abbiamo

un’occasione unica per abbattere le barriere,

promuovere

lo scambio culturale e creare un impatto

positivo

sulle comunità di tutto il mondo.

Il viaggio può essere una cosa che cambia la vita,

non solo

per la destinazione che stai visitando, e quindi per te stesso ma

andiamo ora

verso una versione migliore di noi stessi e una migliore comprensione del mondo verra’ da se’

di conseguenza

Pertanto mi sento di lasciarvi con

qualche idea

di ciò che ho imparato

in prima persona dal mondo dei viaggi.

Proprio per questo, al fine di sfruttare la grande opportunità che ci hanno regalato e che ci consente di essere

qui oggi,

sento necessario incoraggiare tutti, ma soprattutto i più  piccoli

e di conseguenza mi rivolgo ai genitori,

ad entrare nell’ottica del viaggio. 

Questa e’ una cosa fantastica e di conseguenza una cosa seria,

comporta numerose responsabilità’. Lo scambio sociale positivo, a mio avviso il massimo

che possiamo ottenere dal viaggio ci porterà, non solo ad essere fantastici ma ad allargare i nostri orizzonti,

permettendoci

di

diventare

cittadini

del

mondo, senza confini ne’ limiti.

Di base la consapevolezza,

che si guadagna giorno dopo giorno lottando con la vita,

sia per chi ha viaggiato

sia per gli altri da casa,

ci permetterà  di accompagnare anche il piccolo viaggiatore, mano nella mano, fino a riscoprirsi

un viaggiatore

attento e

curioso,

degli altri viaggiatori,

di altri modi di vivere e lo stesso che i locali non odiano.

Ecco cosa,

il contenuto

di quella stupenda valigia

che mi ripropongo di costudire con cura,

per il nostro futuro.

Ed ora divertitevi pure a leggere quelle che di seguito ( magari prendendole con le pinze) ritengo alcune buone

abitudini che

non sono mai riuscita a rispettare

del tutto

durante i miei viaggi ma che sicuramente saranno ottime compagne di avventura!

1. Leggerò riguardo al luogo in cui vado prima di arrivare e

2. Sarò rispettoso delle culture e delle abitudini locali,

3. O proverò’ almeno ad assaggiare il cibo locale.

4. Apprenderò alcune frasi nella lingua locale e

5. Proverò una cosa di cui ho paura.

6. Non trasformerò l’economia in una corsa verso il basso.

7. Non contratterò’ niente per meno di un dollaro ma

8. Non sarò un viaggiatore antipatico che richiede che i locali rispettino i miei valori.

9. Avro’ pazienza e

10. Sarò umile ma

11. Non avrò alcun rammarico e faro’ festa fino all’alba.

12. Imparerò a parlare quando necessario e a stare zitto allo stesso modo.

13. Non userò’ il viaggio come scusa per rinunciare all’igiene personale.

14. Non chiedero’ ai viaggiatori le stesse domande più e più volte ma mi impegnerò’ a cercare di conoscerli andando oltre dove stanno andando, dove sono stati e per quanto tempo stanno viaggiando.

15. Non trasformerò’ il viaggio in una competizione dato che è un’esperienza personale ma

16. Racconterò’ alla gente in quanti posti sono stato, perché forse a qualcuno potrebbe interessare.

17. Non mi rammarichero’ di come una destinazione fosse migliore dieci anni prima, né ascoltero’ coloro che lo fanno.

18. Non giudicherò la gente in base a quante volte tornano in una destinazione poiche’

19. Non sarò un viaggiatore più felice se mi fermerò’ a giudicare altri per come viaggiano.

20. Non giudicherò la gente per mangiare cibo famigliare quando si sentono nostalgici ma

21. Ricorderò di uscire da Facebook e di mettere giù’ la macchina fotografica per godermi il momento.

22. Viaggerò lentamente.

23. Non avrò’ problemi a cambiare piani all’ultimo minuto.

24. Andrò in qualsiasi direzione il mio cuore desidera e seguirò’ il mio ritmo biologico.

25. Ricorderò’ anche che tutto questo è un privilegio.

26.

Sarò grato per ogni stupido, sorprendente, inaspettato

e mozzafiato

momento sulla strada e a tutte le

persone

meravigliose

che avranno così’ arricchito la mia vita.

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Intervista “Quello che l’Africa ha regalato ai miei figli, e a me”

Ecco di seguito un’interessante storia raccontata da una mamma che, con tutte le ansie legate all’idea di partire per un viaggio con i propri figli,

ha preso coraggio e li ha portati in Kenya

regalando

loro

un’emozione che li accompagnerà’ per sempre.

È già’ trascorso un mese da quando abbiamo lasciato il Kenya.

Anche se e’ durato solo 10 giorni, mi manca l’Africa

ogni singolo giorno

Queste le prime parole e continua,

Mi sono seduta a raccontare questa avventura non solo per condividere

con voi ciò che i miei figli hanno imparato in Kenya,

ma per ricordarlo anche a me stessa, per mantenere vivo il ricordo

e consigliarvi di fare lo stesso. Mi sono resa conto che liberarsi da tutte le paure con cui solitamente viviamo

può’ rivelarsi benefico per i bambini.

Ci racconta che al momento della prenotazione ha optato per fare tutte le cose che vengono generalmente raccomandate in partenza per un viaggio in Africa: come i safari alla ricerca dei Grandi Cinque

ovvero dei grandi animali della savana

(leone, elefante, leopardo, rinoceronte, bufalo) toccando quindi con mano

il Masai Mara (..)

Ma volevo anche mostrare ai miei figli come vivevano altri bambini. Ero stanca delle loro costanti richieste “superficiali” e tristemente mi rammaricavo capendo che non davano alcun valore al denaro.

Ero anche stanca

quando di fronte ad un piatto che sapevo non avrebbero mangiato ricordavo loro dei bambini in Africa che non avevano cibo. In tutta onestà,

non avevo idea se o come

questo viaggio avrebbe avuto un impatto sui miei figli

una volta tornati a casa, ma avevo sognato l’Africa da quando ero bambina ed ho immaginato che forse era il momento buono per andare. Speravo fossero 

abbastanza adulti da

poter beneficiare del viaggio, sebbene in accordo

con le recensioni lette a riguardo sarebbe stato opportuno aspettare

almeno fino a quando Charlie avesse compiuto

8 anni. 

Da mamma attenta ha preparato i figli alle procedure doganali, ai controlli di sicurezza, alle code in attesa di processare il visto e alle formalità’ in aeroporto.

Avendo sentito storie diverse

da altre persone, mi aspettavo che i nostri primi giorni in Africa ci avrebbero

richiesto un buon livello di adattamento. Ho preparato i miei figli

per la sicurezza

extra che mi aspettavo a Nairobi e questo e’ stato ripagato al nostro arrivo. Volti

sorridenti ci hanno accolti in Kenya e i bambini che

stavano piangendo vennero fatti passare con priorità’

alle linee di controllo mentre i miei erano rimasti in silenzio

aspettando il loro turno, ( ho anche pensato di pizzicare Charlie in modo da poter saltare avanti e iniziare la nostra avventura) ma abbiamo atteso pazientemente. Oltre alla presenza di alcune guardie armate al banco di sicurezza

c’era molto poco che sembrava diverso

dagli altri aeroporti in cui avevamo transitato prima. Anche tutte le raccomandazioni che avevo fatto sia a Charlie che a Will

riguardo al trasferimento in hotel (ancora una volta avevo probabilmente esagerato)

sono andate a buon fine. Siamo stati accolti da una guardia sorridente che rapidamente ha controllato sotto la nostra auto con uno specchietto e poi ci ha lasciato passare attraverso le porte. I bambini non se n’erano neanche accorti,

nel giro di un ora

tutte le mie ansie di visitare il Kenya erano svanite e stavamo camminando

sul

suo

terreno

rosso. 

Qualche piccolo accorgimento e un’attenzione per il dettaglio e’ stata ripagata con la magia di trovarsi su una terra lontana, a meta’ strada tra il sogno e la realtà’.

Ho immediatamente notato come Will

( 7 anni ) non mi sembrava nervoso o impaurito,

ma costantemente impegnato a guardarsi attorno. La prima notte del nostro tour sebbene Will sia un appassionato non mangiatore di carne (praticamente un altro mangiatore) ha deciso di provare qualcosa di nuovo.

Prese un piccolo boccone di pollo in un ristorante indiano per poi cambiare idea e optare per una ciotola di riso bianco.

Certo, non volevo fare la mamma cliché che dice a suo figlio che ci sono figli affamati in Africa mentre si trovano in Africa, quindi ho solo tenuto la bocca chiusa senza sapere cosa sarebbe veramente accaduto dopo. Nairobi per i miei figli era eccitante. Amarono il Santuario degli Elefanti

e visitare la città. Abbiamo infine guidato verso Kibera, la più grande

baraccopoli

in Kenya e una delle più grandi al mondo, e abbiamo cercato

di

spiegargli, ma nessuno dei due sembrava davvero capirlo. Questo


è pero’ cambiato quando abbiamo lasciato la città ..

In campagna le cose cominciano ad apparire per come in realtà’ sono anche agli occhi di Will e Charlie che immediatamente iniziano a notare bambini della loro eta’, ad anche più’ piccoli, che lavorano nei campi o che comunque hanno responsabilità’ diverse da quelle dei loro amici in Italia.

Il secondo giorno in Kenya ci ha portato

l’opportunità

di

visitare

un villaggio locale in compagnia della nostra guida. I bambini locali

correvano verso Will e Charlie afferrando le loro mani e guidandoli verso diverse parti del villaggio.

Abbiamo dovuto allontanare tutti i bambini per andare a casa.

Qui, Will e Charlie hanno anche visto quanto era difficile

ottenere

acqua pulita. Sapendo che avevamo molte bottiglie di acqua

fresca

nel nostro camion hanno cominciato ad offrire cibo e bevande a tutti coloro che abbiamo incontrato.

Sicuramente dal contatto diretto con la popolazione locale ed in particolare con i bambini loro coscritti, Will e Charlie hanno avuto una forte scossa. Nei giorni successivi infatti Will ha abbandonato la sua “dieta senza carne”, per sperimentare tutto cio’ che veniva a lui offerto.

Mentre i giorni trascorrevano

lenti

continuammo ad esplorare il Kenia, entrambi i miei figli
continuavano a stupirmi.

In una giornata particolarmente calda, Will ha chiesto gentilmente al conducente del bus se era possibile fermarci

quando ha visto due giovani ragazzi

a lato della strada che lavorano al sole.

Siamo tutti scesi dall’autobus e Will ha suggerito di afferrare una pallina

da calcio per giocare con loro. Abbiamo fatto proprio così

e scesi avevamo ora due nuovi amici in Kenya che avrei stimato tra i 5 e gli 8 anni.

Entrambi i ragazzi erano dotati di un singolo bastone per proteggere un’intera mandria di bestiame.

Dopo esserci imbarcati sull’autobus notai che

alcune lacrime scendevano sul volto di Will mentre stavamo per continuare

il tour.

La realtà africana ha colpito i ragazzi in modo duro ma buono, sorride felice la mamma ricordando le notti lontani da casa. Anche lei stessa si e’ resa conto che spesso si preoccupa eccessivamente per assicurare ai propri figli di avere il meglio, e si ripropone di lasciarsi guidare da quelle emozioni anche in futuro.

Ho deciso che i nostri viaggi d’ ora in poi saranno diversi;

il

safari

in

Kenya

ci ha lasciato ricordi come non avevamo

mai

avuto finora e sono contenta

che abbiamo avuto questa possibilità. Abbiamo preso del tempo

per raccontarci storie, giocare a carte e, soprattutto, conoscere i nostri compagni di viaggio.

La nostra guida e lo chef erano entrambi genitori che avevano storie incredibili da raccontare sui loro figli cresciuti in Kenya

ed erano molto felici di condividerle con noi. Ogni sera

a cena

ci scambiavamo i racconti della nostra vita quotidiana e ci hanno raccontato tutto

sulla

vita familiare in Africa.

Will e Charlie oggi pregano di rincontrare questi ragazzi e anche io con loro spero che un giorno saremo in grado di tornare in Kenya.

Anche se la barriera linguistica tra i bambini era significativa, Will e Charlie li seguivano immediatamente per giocare nei campi e imparare a buttare bastoni e utilizzare scudi.

Sono stata particolarmente toccata da una bambina che mi si era seduta accanto e voleva giocare con la mia fotocamera.

Lei si divertiva a scattare e io le ho mostrato che cosa stava catturando sullo schermo.

Lo sguardo di pura gioia sul suo viso

mi fa sorridere ogni volta che riesco a tornare a quel momento.

Ciò che non è accaduto a questa famiglia in viaggio per il Kenia è ciò che a tutti noi spesso toglie la spinta per lanciarci in un’avventura di questo tipo.

Le strade,

sebbene “faticose” non si

sono rivelate troppo dure per i bambini. Non ci siamo mai sentiti minacciati

o a rischio.

Nessuno è stato morso da insetti pericolosi.

I ragazzi non si sono mai annoiati. Ovviamente a volte piccoli attimi di panico

si sono avvertiti, come quando pensavo di venir divorata da un ippopotamo

o una leggera paura

per colpa di una testarda scimmia che ha frantumato i nostri bicchieri di vino in campeggio, ma tutto sommato anche questi incidenti

possono rientrare nella lista delle sfide

conquistate.

Will e Charlie sono ora ritornati a casa da un mese ma le tracce di quell’esperienza vissuta così intensamente a contatto con la gente keniota non li lascerà’ mai.

Adesso capisco il mal d’Africa e

guardando i miei figli essere tornati a vivere la nostra

regolare

vita

in Italia sono certa di aver fatto la scelta giusta. Ora non sono più’

così

sorpresa

di come il Kenya ha colpito i miei figli poiché’ e’ lo stesso anche per me.

Quello che i miei figli hanno imparato in Kenya è chiaramente dimostrato ogni giorno. Non si tratta

solo di preferire un cibo ad un altro,

i miei figli sono ora grati del lavoro che svolgo per loro, e lo faccio con amore,

Will non va a letto senza prendere il tempo per ringraziarmi per averlo nutrito

e Charlie non ha

dimenticato i bambini senza acqua.

Anche i rapporti all’interno della famiglia si sono evoluti in seguito al viaggio in Kenya e la mamma sottolinea con allegria il ritrovato buon umore dei figli, oggi più’ consapevoli del valore delle cose semplici.

sc

I cambiamenti sono più evidenti per me quando ci troviamo ad uscire. Proprio ieri, entrambi i ragazzi sono venuti a fare shopping con me e si sono guardati intorno per più di 20 minuti prima di dire che era il momento di andare.

Nessuno ha chiesto nulla e le poche volte che hanno voluto acquistare qualcosa era per spedirlo

ai ragazzi che

avevano conosciuto in viaggio o per darlo

qui

in Italia a

chi ha di meno.

Questi cambiamenti dureranno per sempre?

Non posso esserne sicura ma nel mio cuore

credo che l’impatto di ciò che i miei bambini hanno imparato in Kenya continuerà a modellarli per anni.

La terra dell’Australia

Questo racconto lo pubblico solo ora ma giusto per fare un po’ di chiarezza risale al 28 Aprile 2015,

ecco perché c’e’ incongruenza

con il luogo in cui mi trovo ora che sono in Italia.

E’ una pagina scritta durante i mesi trascorsi alla roadhouse di Mandi, la belyando crossing roadhouse , appunto vivendo a contatto con quelle che mi sento di definire come alcune delle persone più’ tough (dure) con cui mi sia mai trovata a lavorare.

Il testo si presenta come un breve flashback essendo questo un pezzo tratto dal mio diario personale sul quale annotavo emozioni, impressioni e umori di viaggio. E poi continua ponendo l’accento su un territorio ai miei occhi nuovo ma per un certo senso non così estraneo. 

Il tutto va letto ed immaginato, un’insieme di storie che a mia volta sono state narrate dagli abitanti di quella terra che mi hanno visto muovere qualche passo durante il mio soggiorno da backpacker.

Sul finale vince l’eroico romanticismo della commedia italiana caratterizzante le mie più’ profonde radici e restiamo sospesi in attesa dell’arrivo di quel tanto amato futuro sereno.

Quasi non ricordo quando circa 7 mesi fa mi trovavo in Italia, indecisa riguardo al mio futuro e impegnata in una mostra che voleva essere un tributo in onore degli amici kenioti conosciuti quell’estate. Ora sono in Australia, un’altra terra che per quasi due anni e’ stata la mia patria e cerco le similitudini con l’Africa che mi e’ rimasta nel cuore e con la mia terra d’origine;

inevitabilmente mi lascio sorprendere dalle differenze.

Culturalmente mi sento più’ grande e preparata rispetto al 2012 quando in compagnia della mia amica Monica siamo atterrate a Perth. Ricordo l’entusiasmo all’aeroporto (che mi fece pure scordare una bottiglia di vodka al check-out) e l’emozione di “calpestare” una terra dall’altra parte del mondo, sotto l’equatore, lontana quasi un giorno da casa, con le stagioni invertite e dove tutto sembra ed e’ più’ grande. Viaggiando zaino in spalla, con pochi soldi in tasca ed una basilare conoscenza della lingua inglese ( ho scoperto solo in seguito dell’esistenza di oltre 100 lingue dialettali ancora esistenti)  contrattammo per un van second hand con 200.000 km sulle spalle e da Bolide venne poi ribattezzato col nome Trippy n’Trip. Un anno di tempo e un working holiday visa da fruttare al massimo. Questa e’ la vita di quelli che dalla gente del posto vengono definiti backpacker.

Come tutte le cose, cerchiamo di catalogare sotto un’etichetta il mondo esistente per poterlo rendere chiaro ai nostri occhi ma, al contrario, questa parola ha più’ di un significato, in primo luogo dipende da chi la usa.

Personalmente mi sento fiera

di appartenere a questa “tribù” ed ogni volta che incontro

viaggiatori di questo tipo sento dentro di me qualcosa che si muove, veloce, poi lento e poi veloce ancora,

e’ il mio cuore e l’energia che condivido con queste altre persone.

Altra cosa bella e’ che nonostante la parola sia una, backpacker, i destinatari sono i soggetti più’ diversi. Ogni anno, e con frequenza sempre maggiore, giovani compresi tra i 18-30 anni lasciano i lori Paesi e vengono in Australia alla ricerca di qualcosa. Molti vogliono provare un’esperienza lontani da casa, molti invece sono attratti dalla vastità’ di questo continente, purtroppo incontro sempre più’ di frequente chi fugge dall’Europa.

Francesi, Italiani, Tedeschi ma anche Inglesi, Belgi, Olandesi e non un secondario numero di Taiwanesi e Coreani (del sud). Ci sono infatti paesi che non hanno diritto ad entrare o a lasciare i propri rispettivi Stati di appartenenza, ancora in attesa di futuri sviluppi (..),

sono costretti a seguire l’unica strada a loro aperta. Limitandomi a ripercorrere la mia personale sfida sul campo,

il lavoro in farm (fattoria) che ogni backpacker e’ chiamato a svolgere per guadagnarsi il diritto di fare ritorno in Australia,

e’ un’ottima possibilità’ per risparmiare soldi, inserirsi in un contesto multiculturale, imparare le lingue straniere

e innamorarsi del mondo e delle sue popolazioni.

Certo le ore di lavoro sono lunghe e faticose, a causa della condizioni climatiche, ma a fine settimana la paga per 10 ore di lavoro 7 giorni su 7 e’ circa 1.500 dollari (..)

Manodopera a basso costo,

il paragone con l’australiano medio ovviamente non regge

ma anch’ essi hanno numerosi grattacapi con le loro limitazioni dall’alto (..), e anche il governo fa poco

per incentivare la produzione agricola e, per la vita di tutti quelli che vivono nell ‘outback (entroterra), e’ una bella scocciatura.

La vastità’ di questo Paese rende complesso e costoso il trasporto della merce, la sua incostanza e il bisogno di appoggiarsi all’esportazione e’ oggi realtà’.

E così la terra dei canguri e’ un crogiolo di culture e razze diverse, con una vita cittadina molto frenetica e veloce, località’ balneari turisticamente competitive, centri di studio che rappresentano il punto di incontro per i giovani internazionali, fattorie ormai paragonabili alle fabbriche europee ed americane del XIX secolo principalmente ubicate nell’entroterra vicino a fonti idriche e poi

sopravvivono

le comunità’ isolate,

di aborigeni e non.

L’Australia e’ con la Tasmania quello che viene definito un continente immenso e al suo interno differenze considerevoli contraddistinguono gli stati che ne fanno parte. Interamente circondata dalle acque degli oceani questa grande isola e’ in maggioranza desertica e la vita si concentra lungo le coste con insediamenti simili a quelli conosciuti anche in Europa.

Le grandi metropoli non sono numerose ma prevalgono ancora i piccoli centri urbani che nelle zone occidentali e nelle terre del nord sono dislocati a grande distanza gli uni dagli altri.

Durante il mio viaggio in W.A sono rimasta colpita dalle distese praticamente desertiche di sabbia rossa,

dove il nero cemento della strada sembrava essere disegnato

e correva dritto per centinaia di chilometri, qualche volta

sembrava anche adattarsi al profilo curvilineo di qualche basso rilievo, e tutto

intorno un panorama arido

intervallato

da baobab e qualche pianta questa volta a basso fusto sulle creste delle colline in lontananza. Lungo la fascia costiera spiagge

apparentemente incontaminate contano una scarsa presenza umana e la natura regola i conti. La’ sono le maree,

gli agenti atmosferici ed il solo trascorrere del tempo a scavare

tracce nel paesaggio, in una trasformazione continua. Poco lontano da Perth

un deserto con sabbia dorata nasconde

alla vista piramidi rocciose dalla forme e dimensioni più’ diverse.

Un cimitero naturale in cui i secoli, le stagioni ed il legame con la terra da cui deriviamo sono interconnessi.

Ho percorso ogni centimetro di quella lunga strada, tagliando il confine tra W.A e Northern territory; attraversando il Queensland fino al New South Wales ho guardato dal finestrino del mio van malconcio i cambiamenti nel paesaggio, sperimentando sulla mia pelle l’accoglienza della gente del posto.

Sto parlando

della popolazione autoctona, o meglio, gli abitanti che

insieme ad essa vivono oggi questa meravigliosa terra. La storia dell’Australia, conosciuta con questo nome e’ infatti recente,

e data l’epoca delle colonizzazioni. Nata come

colonia britannica ha poi conosciuto un suo personale sviluppo che

naturalmente si riflette nella vita quotidiana di milioni di persone.

Ancora una volta le dimensioni dell’Australia hanno giocato un ruolo fondamentale nella definizione della conformazione urbana, considerando che questa terra all’arrivo dei nuovi esploratori non era disabitata (…)

Orribili stragi e atti di estrema feroci si perpetuano nella mente dei superstiti

ancora

oggi, in seguito allo sbarco europeo la popolazione “aborigena” e’

quasi

del

tutto

scomparsa

così come le comuni usanze locali. Se interessati attualmente in commercio si possono trovare documentari che ripropongono le storie di quelle famiglie (es. Rabbit Proof fence);

dal  “Sorry Day” ( giorno delle scuse ufficiali) ai conflitti non

ancora del tutto appianati all’interno della popolazione. Molte le diffidenze

ed i pregiudizi, da entrambe le parti,

così

che “bianchi e neri” sono ancora incerti riguardo la loro possibile esistenza

pacifica. Nelle città’ ho notato

una considerevole presenza di coppie miste (..) sebbene nelle località’ meno esposte,

in quelle cosiddette comunità’ marginali, sono ancor oggi gli anziani

a governare cercando di perseverare con la loro cultura

e le antiche credenze tramandate

oralmente

di generazione in generazione , quello stile di vita che come

ben sappiamo

ha i giorni contati (..)

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conto i pezzi

Conto i pezzi e conto 

i passi, tanti sassi;

duri come rocce di un puzzle universale

non siamo mai identici e al giorno

prima leggero

sommiamo sorrisi e sudori

che si possono annusare e confondere

col riso al tramonto gia’ finito.

E’ buio e sento

la naturalezza con cui la natura

si muove

e la seguo. E’ una danza

di corpi morti

e’ umiltà’ e orgoglio senza

pregiudizio; e’ giudizio nel 

giudicare, osservare

cantare.

 

 

 

NAMASTE

India

è un’opera da fare, una tela che cambia continuamente ma, nel mezzo di quel caos, qualcosa

rimane nonostante

qualunque cosa

In hindi la parola per dire

CIAO

namaste significa anche –

ADDIO .

La parola che significa

DOMANI-

kal è uguale a –

IERI.

E

VIAGGIO-

Yaatra significa anche –

PELLEGRINAGGIO.

uno nessuno 100.000

sssss

Una vita zaino in spalla e’ quella del backpacker che

lascia la sua casa ed i suoi affetti,

dagli amici

di paese alla famiglia dai quali pero’ non si allontana

mai

definitivamente.

E’ questione di carattere credo, forse il bisogno di solitudine o indipendenza, forse masochismo o la costante ricerca della felicita’.

Forse e’ tutte queste cose messe insieme

ma, oggi e’ uno di quei giorni

in cui provo a mettere nero su bianco

e mi guardo

indietro a cercare conferme. Di punti di riferimento stabili

un backpacker ne ha

pochi, in costante movimento devi essere

pronto

a

reagire

ai

cambiamenti

e a modellare i tuo essere senza perderti completamente.

Contro i compromessi ma consapevole delle conseguenze e mi ritrovo ad essere,

o almeno a giocare

ad essere UNO NESSUNO CENTOMILA.

La vita d’autore un po’ mi affascina e come immagino Pirandello facesse durante la stesura del suo capolavoro ( che dovrei rispolverare, ho ricordi vaghi dell’ultima lezione alle scuole superiori ) trascorro questo pomeriggio di maggio in pausa lavorativa a bere birra e pensare al futuro.

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So cosa voglio ed ho una direzione. Ho capito che il tempo non sempre aiuta e che la possibilità’ di perdere le cose più’ importanti che abbiamo e’ molto alta

e questo fa

paura, molta

paura.

Ma ancora una volta trovo la forza per rialzarmi cercando di essere migliore, soprattutto con me stessa. Imparare ad essere egoista e’ un paradosso, la maggior parte della gente ci nasce, io sto imparando ad esserlo perché solo se stai bene puoi far star bene qualcun altro.

E I SENTIMENTI NO

QUELLI NON LI PUOI CAMBIARE

SI POSSONO MIMETIZZARE MA

GLI AMICI MERITANO DI PIU’

LEALTA’

CORAGGIO

CUORE

IMPROVVISAZIONE

FORTUNA

#missione bar camp

UN PUB CHE SALTA FUORI, NELLA SAVANA

se vuoi aiutare a fare qualcosa, diciamo

nel mezzo,  questo non è un aiuto

che darai per far crescere una scuola

ma preparerai il tavolo per nuove idee,

cosi da lasciarci contagiare a vicenda: viaggiatore internazionale

lo sai gia’

grazie

e’ una stupenda parola, quasi una parola magica,

un modo di “dare e

prendere”. Scusa se non

lo hai mai sentito prima, ma proveremo a dare il via

ad un nuovo e moderno stile di vita

attraverso il quale potremo crescere insieme

riscoprendoci a vicenda.

screen-tre-porcellini

Questo potrebbe forse essere l’inizio

di qualcosa che sta succedendo

al villaggio di Mwangatini un posto a

2 ore di guida da Malindi verso il

nord del Kenya!

ooo (2)

Qui i proprietari locali di questa terra lottano

vivendo ogni giorno di fronte alla durezza della stagione secca.

Non c’è molto da vedere (se escludiamo la fauna selvatica,

ad es. ippopotamo) o fare se sei nato in questo

remoto

villaggio dell’ interno.

E questo è anche il luogo di nascita di Koi,

ragazzo di 28 anni, che ho incontrato non molto tempo fa, ad oggi padre 

di un bimbo e una bimba, italo-kenioti.

L’idea #missionebarcamp è nata un giorno quando, parlando con Koi, ho deciso di aiutarlo

a creare un posto che, con un po’ di mani in più, potrebbe probabilmente diventare

un luogo di incontro di tribù e

nuove idee.

Forse è una coincidenza ma tutte le buone

idee escono sempre dopo pranzo. Non trovi? Quindi questo è un antipasto!

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In un posto dove manca tutto potresti sentirti

perso ma se vuoi vederlo, dal lato positivo della medaglia, qui è

dove tutto è possibile!

SÌ, possiamo, qui al villaggio di Mwangatini la gente sogna ancora

Qui i locali non sono sovraffollati di pensieri come a volte noi, del mondo occidentale. Qui le persone continuano a vivere come sanno fin dall’inizio dei tempi.

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Sempre allo stesso modo

i loro antenati glielo hanno insegnato

anni fa. Qui il tempo

continua ancora il ritmo di madre natura

ed anche le persone. Dall’altro lato anche

Koi sa di aver bisogno,

di dover aprire mente ed occhi,

e guardando i nostri figli

lo so pure io.

 

Come puoi immaginare ad ora la costruzione della casa principale dovrebbe ospitare già tonnellate di attività e

la cucina è gia’ finita. Ma questo sembra ancora decisamente troppo lontano per essere finito davvero. Questo non è meglio

delle comuni case

intorno alla zona.

CASA

Lo voglio sottolineare

per dirvi quanto siamo ancora lontani prima di poter iniziare questa sfida. Abbiamo voglia di giocare,

ma sembra l’asso non sia mai nella manica. Staranno magari aspettando qualcosa

o qualcuno

in grado di “spaventarli” davvero?!

 

Dice Koi:

Le famiglie locali sono molto contente del progetto e i bambini sono entusiasti di essere coinvolti.

Ma non possiamo

semplicemente sperare che il nostro sogno

possa nascere da solo,

dobbiamo partire e realizzarlo! Per questo seguiteci!

#missionebarcamp

#indigenousontourfestival

#mwangatini

 

l’africa vista da dentro

La grande fotografia

da me intitolata Mano che raccoglie dall’acqua mollusco di mare e’ lo scatto messo in apertura come simbolo della mostra

Abridged version Of an Act, Kenya 2013- E TU A CHE TRIBU’ APPARTIENI?!

per il plasticismo

della mano bianca di un ragazzo Kenyota con bracciale masaai. Riflessa in questa e’ un’altra fotografia,

questa volta dal titolo

La mano mia

che si pone come opera di

chiusura nel salone espositivo

DSC_0695

Il tema

che fa da collegamento tra le due sezioni in cui si divide l’esposizione e’

quello degli asini, bestie testarde e forti, impiegate

per svolgere duri lavori. Come dice un famoso proverbio in voga sull’isola di Pate’:

Un uomo senz’asino e’ un asino. Un uomo che non si prende cura del suo asino e’ un grosso asino!!

8

scatti che fanno da ponte

tra due realta’, o forse la stessa e unica realta’

quella della NATURA e degli ESSERI UMANI.

Le tecniche con cui ho alterato

queste fotografie portano le firme dei grandi maestri dell’espressionismo, del puntinismo, fauvismo e anche dall’istintivita’ manuale di Pollock e degli artisti contemporanei.

Non ho voluto infatti nascondere quella connessione che mi lega alla mia secolare appartenenza

alla cultura occidentale, senza tantomeno dimenticare che, a loro volta, alcuni di questi geni della pittura sono stati ispirati

da viaggi in terre esotiche,

giusto a darvi dimostrazione di come spesso, per determinare cambi di rotta verso

espressioni di maggior impatto

ed approdare al rinnovo

dell’arte e della cultura occidentale, vi sia alla base

la curiosita’

per altri mondi e culture, dal cui confronto dovranno nascere idee

sostenibili per il futuro.

Ed ora parliamo del

CUORE della mostra questo sta in 20 scatti

dal

forte

valore

simbolico in cui il colore viene alterato ed estremizzato;

dove le forme

sono

solo

il

mezzo

per accedere alla danza

dei nostri sensi;

a prevalere non e’ la rappresentazione

fedele della realta’

ma l’emozione che questa lascia in profondita’, dentro di noi. Si tratta di impressioni di viaggio

rappresentate su carta, lucido e stoffa, in una pluralita’ di materiali

che non corrispondono se non alle emozioni

che scegliamo di coinvolgere

o richiamare alla memoria.

VETRO-CARTA-STOFFA-PLASTICA-lattine-Scatoloni-TAPPI DI SUGHERO-RAMI

Ora e’ la forma ed essere recuperata,

come durante un lungo pellegrinaggio il senso delle cose inizia a delinearsi, alle domande iniziano ad affiancarsi delle risposte

quindi altre domande.

Questi 26 scatti realistici

vanno a formare una sorta di ‘diario di bordo’ e,

integrati con alcuni ingrandimenti incorniciati in un lungo papiro di carta che scende simbolicamente come frutto

di un albero secco, ripercorrono al rovescio il percorso da me fatto

negli ultimi

6 mesi in Kenya.

Infine la presenza nella sala espositiva di due installazioni di cartone

vogliono rappresentare concretamente il concetto di arte utile,

arte che recupera gli oggetti. Gia’ utilizzati

infatti lo scorso carnevale, opportunamente recuperati, diventano

parte integrante del percorso artistico e sperano di sollecitare

ulteriormente le percezioni del visitatore. Su di essi i segni del tempo

sono ben visibili così come la loro fisicita’.

Al viaggio dei sensi si aggiungono dunque dimensioni nuove; quella

temporale e quella spaziale dei contenitori d’informazioni

oggetti che raccontano una storia vissuta. Un realismo concreto

Naturalmente l’idea della mostra parte da

un punto di vista soggettivo, personale e

arricchito

di volta

in volta

dalla sensibilita’ altrui, stimolata dai sensi, cambiata di forma,

diventa

flessibile.

nata

PAURA AMORE RABBIA GIOIA MERAVIGLIA INDIFFERENZA

DSC_0892

Un percorso attraverso le emozioni che nasce da tutto cio’ che l’Africa puo’ dare..

Emozioni e confronto.

Dove il buio e’ solo

la continuazione della luce, il nero

diventa semplicemente l’altro

volto

del bianco

e la notte si pone

in sequenza

temporale con l’alba.

E’ un viaggio che vi auguro possiate fare tutti voi, perché

questo e’ stato per me

il viaggio di una vita. Dove l’arte e’

a servizio della vita

e del ciclo naturale, l’assenza di luce non rappresenta la morte,

ma l’attesa di una nascita

nuova. Delle corrispondenze che nascono dall’equibirio e dalla pace con la natura tutta

mmmml

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VISTA– TATTO– OLFATTO– GUSTO– UDITO

Il

“Viaggio virtuale alla scoperta

del Kenya,

del suo ambiente e del suo popolo”

e’ un’iniziativa sociale che

si e’ svolta nel piccolo paesino di Onore, in Val Seriana, grazie al lavoro di volontari del paese e cari amici,

e ci ha permesso di parlare d’Africa

per piu’ di un mese, cercando

di sensibilizzare al tema del viaggio

responsabile,

sostenibile ma

soprattutto consapevole.

Tante e grosse parole queste, forse

addirittura parole capaci di far risuonare dentro di noi una eco,

parole capaci di riportare

alle orecchie anche suoni

lontani

forse mai visti o immaginati..

 

VISTA– TATTO– OLFATTO– GUSTO– UDITO

I laboratori a cui hanno partecipato tutti i ragazzi delle scuole elementari di Onore, dalla classe primaria fino all’ultima sezione con la classe 5^, si collocano all’interno di un percorso

da me ideato e nato

dall’esigenza di condividere

le

emozioni

accumulate durante i miei viaggi tra Europa, Asia, Australia ed Africa.

In una civilta’ dell’immagine, come quella in cui viviamo oggi,

dove il significato lascia posto

alla forma,

le nostre percezioni sono sempre piu’ oscurate

dall’importanza della memoria

visiva.

 

Ecco perche’ ai ragazzi che hanno partecipato al percorso “Viaggio virtuale alla scoperta del Kenya, del suo ambiente e del suo popolo” ho cercato di trasmettere innanzitutto quell’energia positiva

che ho sempre sentito quando a contatto con qualcosa

di nuovo o sconosciuto.

 

Non abbiamo solo parlato

di viaggi e paesi lontani ma giocando con le nostre tradizioni,

con i nostri dialetti, cibi e mestieri

abbiamo provato a vedere

il turismo

come un’occasione,

una risorsa, un modo

concreto

per incontrarci con persone diverse

e sperimentare il piacere di

fare insieme, di collaborare e scoprire cosa ci rende speciali.

Diminuendo le differenze 

che ci separano abbiamo cosi’ iniziato a segnare

i punti che ci accomunano

al resto del mondo.

 

Se esistono tre cose

che mi hanno insegnato le persone ed i luoghi

incontrati in viaggio queste sono

Tolleranza, verso gli altri

Umilta’, nel conoscere il prossimo

Rispetto, dell’identità’ individuale di ciascuno di noi..

per entrare in sintonia con l’ambiente che scegliamo di andare a visitare

e vincere di conseguenza i vari pregiudizi che diversamente

ci precluderebbero

dalla possibilita’ di iniziare a scrivere

una storia comune.

Guadagnare in esperienza attraverso i viaggi lo ritengo uno tra

gli strumenti più’ interessanti per

prendere atto della nostra identita’ e realtà’.

Il viaggio diventa cosi una

vera e propria esperienza soggettiva, un

momento di incontro e

crescita. Il punto di partenza

resta comunque sempre

la curiosita’

e la voglia di rendersi partecipi di un viaggio, mettendo magari in valigia un pizzico

di pazienza e di adattamento

in più’.

 

 

segui su youtube il concerto di musica classica che ha dato inizio alla presentazione dei lavori realizzati dai ragazzi durante

Il

“Viaggio virtuale alla scoperta

del Kenya,

del suo ambiente e del suo popolo”

Darfo-GFuitar-quartet-3146mod2

 

 

Il cambiamento che attendevo..solo dietro l’angolo

A volte tutto ciò che devi sapere non è un segreto per nessuno. Aspettiamo tutta la vita

aspettiamo qualcosa ed è ciò che rende la vita così eccitante. Ciò’ per cui vale la pena vivere. Suppongo che siamo tutti d’accordo nel dirlo, ma questa è una cosa, il fatto che viviamo in una società multiculturale è qualcosa di ancora più eccitante, la fresca doccia di cui tutti abbiamo bisogno dopo una lunga camminata nel periodo estivo.

Viaggiare è la risposta che ho trovato ai miei punti interrogativi più profondi. E voglio condividerlo con voi. Le esperienze che ho vissuto,

che mi hanno toccato ed ho acquisisco dopo i miei viaggi in tutto il mondo, tra culture, luoghi e modi diversi per dare forma alla vita. Non è un segreto che tutti proviamo un senso di appartenenza alla nostra gente, alla famiglia che ci cresce, all’ambiente che conosciamo e che rappresentano il nostro faro nelle notti di tempesta. Ciò che probabilmente siamo abituati a dimenticare è invece da dove veniamo tutti, e intendo da dove veniamo tutti, essere umani, letteralmente parlando. Ho ascoltato molte teorie nel mio background quotidiano e mi piace chiamare queste voci i miei fantasmi, i miei seguaci. Pensare a loro mi ha spaventato un po ‘, ma poi ho imparato a farmi vedere liberamente.

Ora sono felice, il senso di frustrazione è sparito, ho escluso il cambiamento ma so che non sarò più solo. Ho costruito una sorta di ponte con il mio passato e quello di tutti gli altri. Sono nella storia, viva, pronta e attiva per far parte di quegli eventi della vita che accadono e sicuramente modificheranno ognuno di noi. E vedremo la nostra vecchia conoscenza tornare a noi solo prendendo il tempo di aprire la nostra mente per un po ‘. Dobbiamo sentirci vuoti dentro per poter in seguito riempire di nuovo la nostra pelle. Questo è il cambiamento, il nuovo passo che ho fatto negli ultimi due anni. E’ quello che vorrei tu percepissi da questo e attraverso i prossimi articoli, la linea sottile che lega tutte le anime in un viaggio senza tempo.

Dopo essermi laureata all’Università di Padova, in scienze del turismo, sono andata in Irlanda

per uno stage presso Abbeys Tours, uno dei maggiori tour operator di Dublino. Una volta tornata, dopo la fase di tre mesi, ho deciso di ottenere l’abilitazione del tour leader e ho iniziato a studiare per il test. Sei mesi dopo ho ottenuto il certificato e ho accompagnato il mio primo gruppo per un’associazione padovana specializzata in intrattenimento e vacanze per anziani fino a quando ho incontrato Susanna, dell’agenzia di viaggi Do It, e ho ottenuto il mio secondo gruppo per 2 settimane di crociera MSC lungo la Grecia e il sud Italia.

È stata una lussuosa esperienza di viaggio incentive per un gruppo di Padova. Quell’estate ho anche iniziato un nuovo lavoro su un traghetto turistico lungo il fiume delta e tra le loro case palladiane. Stavo aiutando la guida turistica con l’organizzazione logistica degli ospiti, dentro e fuori la barca, durante le visite culturali della zona fino a Venezia.

Ho mantenuto quel lavoro fino a quando ho iniziato a lavorare per il tour operator Inviaggi come assistente turistica sull’isola di Rodhos

e poi per il tour operator Settemati in Kenya.

Tra queste due esperienze ho trascorso quasi due anni lavorando e viaggiando in Australia, India e Nepal visitando luoghi remoti e scambiando storie e tradizioni su culture e persone diverse. Grazie ai viaggi, ho anche sviluppato l’interesse per la fotografia che scopro per la prima volta mentre lavoro a Chamonix

per Digital Group. Anche se troppo breve, questa è stata la mia prima esperienza nella natura e il suo potere è ancora fresco nella mia mente!

Il secondo inizio della mia vita risale al 2014,

dopo la mia mostra personale per la terra del Kenya e prima che mio figlio Wayne arrivasse un anno fa. Allora ho lasciato di nuovo la mia città natale con un visto per ferie di lavoro australiano in mano e l’obiettivo di guadagnare 10000 dollari entro 6-7 mesi. Il piano era più che realistico, anzi realizzabile direi adesso, questione di priorita’. Ma viene fuori che anche durante questa partenza il progetto originario si evolve rapidamente, ma non temere basta seguire il flusso degli eventi tenendo ben saldo il timone per raggiungere la meta. Personalmente ho vissuto gli anni più profondi e aperti della mia vita. Trascorsi un anno intero girando attorno all’Australia, spostandomi su e giù dalla costa verso il centro, spostandomi dalle spiagge verso la terra interna fino a Uluru dove il mio visto si esauriva e ho sposato il mio compagno di viaggio, un uomo locale della terra, che realizzo’ il mio desiderio di rimanere indefinitamente in Australia. Abbiamo trascorso tutto il tempo insieme dal lavoro durante il giorno fino alla mattina dopo condividendo sempre cibo, tempo e amici. Eravamo insieme incondizionatamente.

Metto da parte la mia paura del denaro, la mia paura del futuro. L’ho lasciato andare. E tutto invece di andare stava tornando. Sempre più. Comincio a vedere che succede a me e sapevo come sentirmi. Che è buono. Ero libera,

per la prima volta nella mia vita non avevo nulla di cui preoccuparmi, più’ nessuna paura, niente da tenermi a terra

in modo che i miei piedi fossero liberi di muoversi, ero ancora lì nel mio corpo ma nel profondo ero partita perché nessuno sa dove. Dove

mai ho voluto davvero. Al momento sono a casa, ho solo augurato la buonanotte a mio figlio e presto andrò a letto anch’io.

Alla fine sono tornata in Italia ed è qui che vivo adesso. Mio marito e il mio compagno keniota li sento vicini e continuano a vivere in me ogni giorno, negli sguardi degli altri, nelle parole bisbigliate all’orecchio, in una mano tesa per un abbraccio, nessuna bandiera ci separa ora, sono dentro di me

e sempre lo saranno.

Mi ci sono voluti quasi 3 anni e non l’ho ancora capito, ma prometto a mio figlio che seguirò sempre il sogno,

per la mia gente e la mia famiglia.

“..IN PIU’

TUTTE LE FOTO CHE HO SCELTO DAI MIEI VIAGGI ED ACCURATAMENTE SUL MIO PC,

non possono che RICORDARMI CHE LA VITA È

LA MIGLIORE AVVENTURA CHE TI POSSA MAI CAPITARE!

E ora seguimi! 3 # per condividere le tue esperienze di viaggio e guidare con la tua passione il cambiamento, dai turisti ai viaggiatori, unisciti a noi per un posto migliore

per tutti

#indigenousontourfestival

#missionebarcamp

#mwangatini

INTERVISTA A TOTEM TRAVEL BLOGGER

Perche’ un tributo al Kenya?

Perche’ sono tornata da un esperienza di viaggio

dove

ho trascorso 6 mesi in Kenya, ho condiviso passioni, ideali e cultura con un popolo che mi e’ rimasto nel cuore,

visto che loro non sono potuti venire fisicamente qua, l’ho fatto io (tributo=dono)

Ecco, ma quale messaggio viene sviluppato attraverso queste opere?

Innanzitutto il concetto di pole pole, piano piano, questa mostra e’ ricca di piccoli dettagli che devono

essere visti con una marcia corta, rallentando il passo per soffermarsi su quelle che sono le sfumature della vita . In un viaggio che mi piacerebbe potesse essere un motivo

di incontro tra culture diverse

per potersi arricchire a vicenda.

Il tutto parte dalla concezione del tempo che si vive e si respira in Kenya?

Si, un tempo molto più’ rallentato non dato come magari tanti pensano

soltanto dalla voglia di oziare e prendere la vita con calma,

ma dalle condizioni che vivono e

da un diverso spirito con cui gia’ la mattina di buon ora, si alzano quasi tutti alle 5 di mattina, si mettono in moto,

camminano magari per ore prima di arrivare in città’, quindi si

il tempo e’ un po’ scandito da quelle che sono le abitudini della gente.

Diverse le tecniche, la base e’ la fotografia?

Si, ho preso un po’ ispirazione da quella che e’ stata la mia formazione, ho studiato per tanti anni arte,

quindi diciamo mi e’ stato abbastanza facile trarre ispirazione da questo poi

anche le opere che ho visto in Kenya, le sculture, che ho avuto modo di osservare, mi hanno aiutato sicuramente.

Perché‘ tutto inizia con un animale, un asino?

Ci sono diverse ragioni, innanzitutto e’ stato l’animale che mi ha

accompagnato durante tutti miei viaggi. L’ho trovato

dietro casa mia quando sono ritornata, mi ha accompagnato in India,

l’ho trovato tra le varie bancarelle dei mercatini,

mi ha accompagnato in Nepal, sulle vette dell’himalaya dove era impegnato

a trasportare le varie stoviglie per la gente dei villaggi e

l’ho trovato in Kenya su un’isola senza ne’ luce ne’ acqua,

dove era ancora l’unico strumento e l’unico mezzo di trasporto per spostarsi.

Forse tutto parte con un animale, l’asino, perché’ ho voluto chiamare in causa quella che e’ la comprensione reciproca, incitando chi parte, sopratutto verso paesi lontani e diversi,

alla collaborazione con la popolazione locale, solo

collaborando si potrà  sperare nella nascita

di un incontro vero e proprio tra locali e turisti..

Segui il link qua sotto per vedere l’intervista caricata su youtube che vi farà fare anche un tour virtuale

delle opere presenti nella sala espositiva.

Abridged version Of an Act, Kenya 2013 – E TU A CHE TRIBU’ APPARTIENI?! 

SONATA N.25 PAGANINI, ESECUZIONE LORENZO SCHIAVI

Lorenzo Schiavi 1993, nato a Clusone il 17 dicembre, decide di condividere il suo talento  e

regalare

così un sorriso

Come ospite d’onore per il concerto di inaugurazione della mostra “Abridged version Of an Act, Kenya 2013-E TU A CHE TRIBU’ APPARTIENI?!”

Lorenzo

ha eseguito per noi Paganini

la celebre sonata

in un certo senso riesumandolo,

o meglio, proponendo per le nostre orecchie note

che furono suonate poco

meno

di 300 anni fa, dal celebre maestro

Paganini.

Perche’ hai scelto di dar voce proprio a Paganini?

Lorenzo si giustifica ci cosi:

Non Io, ma tutti gli studenti

al Luca Marenzio Conservatorio di Musica ci esercitiamo quotidianamente per molte ore al giorno.

Quando decisi e quindi scelsi di impegnarmi seriamente per fare musica per vivere mi iscrissi al primo anno di chitarra classica, ma ero gia’ al terzo anno

presso l’istituto professionale di elettronica, scuola che mi trovai quindi a frequentare contemporaneamente alle lezioni di Conservatorio. Conosco invece ragazzi che per ovviare questa difficoltà

iniziano a suonare lo strumento gia’ a 3-4 anni di eta’.

Ma questo è stato il mio percorso

e ne vado fiero.

Sono riuscito a superare la condizione necessaria per ottenere il riconoscimento universitario che possiedo ora.

Le attività’ accademiche che proponiamo, tra cui quelle tipiche della tradizione di virtuosismo strumentale, sono rivolte anche a studenti internazionali mentre a livello locale collaboriamo con orchestre, enti di promozione territoriale e, molto importanti, le istituzioni scolastiche ed i centri di cultura.

Per tornare alla tua domanda iniziale,

perchè ho scelto Paganini, ecco

di lui si narra che avesse stipulato un patto con il diavolo per poter suonare in quel modo. Questa associazione con il diavolo era aiutata dalla sua immagine: era scarno a causa della sifilide, vestiva interamente di nero;

il viso cereo e gli occhi rientrati nelle orbite. Aveva perso tutta la dentatura a causa del mercurio somministrato

per curare la sifilide e la bocca

gli era così rientrata mentre il naso ed il mento si erano avvicinati (come i vecchi senza dentiera).

Be, grazie Lorenzo! Sicuramente

quando Paganini suonava sul palcoscenico doveva davvero sembrare uno scheletro in frack

con un violino incastrato sotto la mascella!

Se desideri avere un piccolo assaggio della sua tecnica segui il link

lorenzo 4 Kenya ma non limitarti a mettere mi piace! commenta e

seguici nelle altre iniziative in corso!

Per i giovani questi momenti sociali rappresentano una grande possibilità’

non tanto

per emergere

quanto piuttosto meritano di essere sostenuti poiché’ parlano

la lingua di quella che e’ la nostra storia dall’inizio dei tempi.

Ed ora

se mi permettete vi racconto chi era Paganini,

oltre l’aurea di leggenda che come avete visto lo ha reso agli occhi nostri un indiscusso genio della musica del suo tempo, egli

noto anche come Niccolo’, fu un ottimo esecutore e solo successivamente lego’ inesorabilmente la sua vita all’attività’ di compositore.

Niccolò Paganini, genovese classe 1782 mori’ a Nizza nel 1840.

Per l’importanza che la sua figura occupo’ per il panorama

artistico dell’epoca e’ oggi studiato dagli appassionati del settore come esempio

tra i più’ importanti della musica romantica.

Continuatore della scuola violinistica italiana di Pietro Locatelli, Gaetano Pugnani e Giovanni Battista Viotti,

è anche considerato uno dei maggiori violinisti di sempre, sia per

la padronanza dello strumento,

sia per le innovazioni apportate in particolare allo

staccato e al pizzicato.

 

 

Versione in Bianco + Nero della mostra a colori..

“Quelli che siamo noi” era

il titolo originario dell’articolo ma poi, riflettendoci bene,

questo mi e’ sembrato riduttivo, o meglio mi avrebbe privato della possibilità’ di includere tutti voi nella lista delle persone a cui tengo. E di conseguenza di conoscerci.

Ecco perche’ vorrei innanzitutto ringraziare Silvana Scandella che in occasione dell’inaugurazione del suo Centro D.L.C.M., Centro di Ricerca e di Risorse in Didattica/Didattologia delle Lingue-Culture e delle Migrazioni-Mobilità, mi ha gentilmente invitata ad esporre e presentare la mia mostra “Abridged version Of an Act, Kenya 2013-E TU A CHE TRIBU’ APPARTIENI?!” durante il primo Convegno annuale “Migrazioni e Mobilità. Ieri, oggi e domani”.

Nell’unico tavolo occupato, tre africani vestiti all’occidentale siedono intorno a un capretto arrosto da cui si servono con le mani. Uno di loro nota che Moravia taglia la sua carne con il coltello da caccia e «in buon inglese» glielo chiede in prestito. «Lo prende, mi guarda e quindi, cortesemente si informa: “E tu, a quale tribù appartieni?”».                                                                                                            da ‘A quale tribu’ appartieni’ di A.Moravia

hyhhh

Ed ora, se avete letto gli articoli precedenti, vi svelo i retroscena del progetto totemtravelblogger .

Sto infatti per presentarvi il contesto da cui ho tratto l’ispirazione e che vi invito a promuove attraverso i 3 # ufficiali

#missionebarcamp

#indigenousontourfestival

#mwangatini

Ovvero gli # che utilizzeremo per creare una tribù digitale affiatata ed informata, curiosa e al tempo stesso digiuna, pronta a partire per vivere un’esperienza fuori dal comune!

Inizio col farvi conoscere due luoghi a me cari e che hanno segnato la mia permanenza in Kenya,

costringendomi a tornare più’ e più’ volte ed a prendere infine la decisione di fare dell’Africa la mia seconda casa.

Questi due villaggi si chiamano Watamu e Malindi,

dislocati rispettivamente a circa due ore dal villaggio di Mwangatini, sono il principale polo d’attrazione turistica del Kenya orientale. Ospitano ogni anno una clientela internazionale sempre più’ attenta e desiderosa di raggiungere uno dei tratti piu’ belli di barriera corallina.

Ho fatto la conoscenza di questo posto a Luglio 2013 quando a me, come a molti altri Italiani, e’ stata offerta la possibilità di trasferirmi per un periodo

e di lavorare appunto su questo bellissimo tratto del litorale keniota.

Era il mio momento! Forse era la mia grande possibilità! Sicuramente

la mia fortuna fu quella di poter scoprire con calma questo nuovo l’ambiente in cui, lavorando gomito a gomito con colleghi africani, ho potuto confrontarmi

giornalmente con una cultura diversa, con un popolo che non conoscevo

e che mi ha subito incuriosito.

Lontani dal frenetico stile di vita occidentale, i kenioti

sono sempre in movimento ed il famoso proverbio

POLE POLE, ovvero piano piano, altro non e’

che un diverso spirito con cui si mettono in moto gia’ la mattina a buon ora. Per raggiungere la citta’ bisogna infatti camminare per ore, come lungo e’ anche il sentiero che conduce alle varie scuole in cui vengono insegnati i rudimenti di tutte le discipline.

Qui sono principalmente i corsi di turismo ad avere grande successo tra i giovani che sognano di poter lavorare nel settore.

Ma la buona preparazione e’ ancora insufficiente .. E’ infatti in questo contesto di grande trasformazione,

anche sociale, che risulta evidente come siano

il recupero delle tradizioni

e

della cultura

a giocare un ruolo chiave per lo sviluppo futuro.

Non dimentichiamoci infatti che stiamo parlando di un

paradiso africano,

per dirla alla keniota un “paradiso di troppo sole“, dove la maggioranza della popolazione locale non ha le possibilità’ economiche per risultare competitiva o di partecipare attivamente alla fiorente vita sociale che invece si svolge regolarmente a Malindi, grazie alla consistente presenza di residenti italiani.

Proprio per questo sono in molti ogni anno ad abbandonare i remoti villaggi dell’entroterra per cercare fortuna sulle bianche spiagge, dove tra turisti di ogni tipo, alcuni ragazzi hanno effettivamente trovato fortuna, altri hanno imparato l’italiano, altri ancora torneranno l’anno prossimo, altri non torneranno più’.. insomma pur bella che sia la vita marina non fa per tutti, tanto meno quando si possono inventare nuovi progetti!

Questo in poche parole il motivo principale che mi ha spinto a lanciarvi la provocazione,

proponendovi di partire con me e dare cosi una mano al villaggio di #Mwangatini! 

ed ora buona visione

Versione in Bianco e Nero della mostra a colori

UNA TRIBU’ IN VIAGGIO

NATURALISTI- ESPLORATORI- INTELLETTUALI- VIAGGIATORI- VACANZIERI- TURISTI- STUDENTI- PELLEGRINI- SPORTIVI-VEGANI

INNAMORATI !

Vi chiamo ora per condividere con voi ciò che, iniziato nel 2012 col mio primo viaggio intercontinentale, e’ diventata poco a poco la mia avventura

intorno al mondo.

Infatti dopo essermi ‘gustata’ molte delle splendide delizie

di Croazia, Repubblica Ceca, Svezia, Spagna, Grecia e capolavori indiscussi presenti nelle principali citta’ europee, presi una decisione e decisi di sfruttare il dono ricevuto

allungando le rotte

partii per l’Australia.

Questo, se ancora non conoscete la mia storia, diede il via e ad un lento

<<pellegrinaggio>>

tra India, Nepal e Kenya.

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Mi misi in gioco,

non era la prima volta ma, dopo aver preso un aereo con un volo di 18 ore in programma, le cose cambiarono un po’.

Iniziai a pensare. La speranza che anche questa volta l’avventura potesse essere

davvero grande, che andassi a toccare altri continenti e quindi i suoi abitanti e abitudini,

mi entusiasmava e al tempo stesso mi spingeva a rivedere alcuni miei comportamenti tenuti fino ad allora.

Divenni consapevole della sfida e

per nulla al mondo avrei permesso che qualcosa andasse storto!

Ero come sempre attirata dall’ignoto e carica di quell’energia positiva che

un viaggio trasmette,

sempre.

Ma ora fermiamoci un attimo,

ecco,

ora arrivano loro

arrivano i ricordi.

Come se il tempo non fosse mai passato apro gli occhi, poi mi sveglio e mi vedo li, davanti a me tutti i posti visitati e le persone che mi hanno regalato un pezzettino del loro cuore.

Ricordo quando in volo per il Kenya gia’ pregustavo l’incontro ravvicinato con bestie feroci e il silenzio

naturale

della savana; mentre atterrando a Katmandu era il misticismo

delle alte vette dell’Hilamaya

ad accendere la mia curiosita’ nonche’ a motivarmi durante il trekking di risalita lungo la ripida LangTang Valley, fino a raggiungere la

vetta piu’ alta.

O ancora

il rumore ed il caos dei mercatini indiani

che immaginavo mescolarsi al costante fluire di gente e colori, uniti

al pripudio di una cultura pulsante, e mi sentivo libera,

appassionata d’arte com’ero dai tempi della scuola:

mi innamoravo di tutto.

Un giorno qualsiasi apri la guida

e per filo e per segno questa ti accompagna

alla scoperta di tutto ciò che in tutto questo tempo non avevi ancora visto,

anche se

ad essere sincera, non l’ho mai letta tutta.

Almeno non prima di essere arrivata sul posto.

E’ infatti bello regalarsi un po’ d’innocenza,

 conservare intatto lo stupore che ti assale nel momento in cui metti piede

in un Paese nuovo.

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Questo e’ quello che e’ capitato a me,

la mia esperienza di viaggio ma, come potete ben immaginare, le motivazioni

ed i modi di viaggiare sono infiniti, cosi

come infiniti sono gli atteggiamenti che ognuno di noi assume nel momento in cui viaggia.

Mi documentai a riguardo, la cosa mi sembro’ infatti interessante, in quanto durante i miei viaggi

mi ritrovavo

sempre ad incontrare molte diverse specie di viaggiatori che proprio come me

avevano avvertito il bisogno di lasciare temporaneamente

la propria abitazione, i propri affetti e, in alcuni casi  la propria vita, per mettersi in moto.

Chi per una settimana, chi per un mese o svariati anni sicuramente, all’origine, devono aver avvertito un desiderio, una volonta’.

Il desiderio di conoscere, di toccare con mano il mondo, di esplorare o visitare un posto, una certa cultura, un luogo o un ambiente naturale, se stessi.

Non e’ tanto il tempo che ognuno decide,

o ha la possibilita’,

di dedicare al suo viaggio a fare la differenza, bensi’ l’atteggiamento

mentale

che mette in valigia. Anche un classico soggiorno balneare

o la visita ad una citta’ famosa possono

trasformarsi in occasioni di confronto,

di crescita e

di conoscenza. Tutto dipende da noi,

dalla nostra propensione

al dialogo e all’ascolto.

HGFIPO

Come potete facilmente intuire seconda del viaggio che state per intraprendere le percezioni, come abbiamo visto, cambiano

e questo

e’ particolarmente evidente quando decidiamo di partire per Paesi lontani,

magari con condizioni e stili di vita molto diversi dai nostri. E’ quindi opportuno prepararsi costruttivamente al confronto con modi e genti diverse; piccoli

accorgimenti e grande sensibilita’ ci aiuteranno a ricordare

che il turismo e’ un ottimo

strumento per ridurre le differenze, essendo motivo

di incontro tra diverse culture consentirà l’arricchimento

reciproco tra il turista e l’abitante di terre altre.

<<La mancanza di incontri con soggetti diversi e’

molto piu’ riposante, perche’ non rimette mai

in gioco la nostra identita’, e’ meno

pericoloso vedere dei cammelli che degli uomini>>

Tzvetan Todorov, 1989.

HGFFRU

 <<Quello che ferisce di piu’ noi indiani e’ vedere che

i nostri costumi sono considerati

bellissimi

ma e’ come se la persona che li indossa non esistesse>>

Rigoberta Menchu, Premio Nobel per la Pace, 1992.

          JGF

 Vincere

la paura e’ il primo passo per fare

cambiamenti e

renderci artefici della nostra felicita’!

HTGTG

hakuna

GFR

PER UNA STORIA, CHE E’ LA VITA

Solo se capaci di lasciarvi alle spalle

quella tipica mentalità che

tanto ci lega alla nostra cultura

occidentale,KJKJK

sarete sicuramente in grado di riconoscere,

o meglio di riconoscerci, in questo popolo

quella

grazia

ed

eleganza

che e’

la base di ogni cultura.

“Come ripercorrendo un sentiero noto e carichi di quell’energia positiva che si scatena

rallentando il passo, proveremo a lasciarci

toccare con mano

dalla bellezza

e da paesaggi incredibili ed incontaminati”.

Proveremo ad amare di nuovo

senza condizione, un amore

incondizionato

Ma prima di iniziare voglio raccontarvi una storia.

Questa storia per bambini e grandi mi piace chiamarla Africa, ma non e’ l’Africa delle fiabe! E un’ Africa ancora immersa nella natura,

tra capanne di legno e fango, con donne e uomini impegnati nei campi e nelle danze tribali

dove, tra le ampie distese di verde,

palme di cocco

e baobab si innalzano al cielo.

 

La natura, gli alberi e piu’ precisamente le Kaya,

ovvero i boschi sacri, sono tutt’oggi i punti di riferimento

per questa cultura che ha raccolto la sfida della globalizzazione, rispondendo OF COURSE

al famoso YES WE CAN di Obama.

Chi con tono solenne,

chi guardando in basso

chi quasi in tono di sfida..

 fortunatamente dall’altro lato c’e’ anche chi

grida che loro non lo faranno mai!

Sto parlando di una buona fetta

della popolazione, una delle piu’

antiche etnie africane, presenti in maggioranza lungo la costa

orientale del Kenya, quella dei Mijikenda, composta da

9 gruppi diversi (dal Swahili miji = citta’ e kenda = nove ).

Come logico che sia

ciascun

gruppo

ha caratteristiche proprie, un proprio luogo

di provenienza e un proprio dialetto sebbene

oggi, per la necessita’ di individuare

un mezzo che

faciliti la comunicazione, viene generalmente utilizzato l’inglese e l’italiano.

uomo ragno

Ecco perche’

 una storia fatta di fughe

e di esodi

 di conflitti con i Somali prima e con gli Arabi poi,

dalle colline di Shangwaya al nord, per scendere poi sulla costa

ed essere 

ricacciati nell’interno.

L’incontro con gli inglesi che hanno introdotto la dura legge della mezzadria

fino alle moderne professioni del nuovo millenio:

maggiordomi, giardinieri, cuochi e guardie per

una manciata

di riso e spinaci

Ridotti in schiavitù’ e privati dei loro campi ? No

Curiosi e pronti ad imparare? si, ma come? 

Con quali prospettive un giovane, quando ad esserlo non e’ una donna, si lancia nel mondo “civilizzato” guardando al suo riscatto con occhi sognanti?

tutti marvel

Nomadi per forza, con

una tradizione orale tramandata da generazione in generazione

e che

rischia di scomparire

per sempre

di fronte alle necessita’

delle nuove generazioni che,

 cresciute a contatto con il nuovo ambiente urbano,

sono

a meta’

strada, tra tradizioni e progresso,

rischiando di cancellare

le loro origini.

Schiavi oggi di un modernismo inaccessibile

se non

col compromesso del turismo sessuale 

Il nuovo dio denaro che oscura in Kenya come in Italia

valori e ideali in nome

di una fede piu’ vera perche’

concreta

LA STORIA. certo! Ma l’Africa e’ anche questo:

gente,

 colori,

sorrisi

Tra mille difficolta’ ho imparato a dare

il giusto

valore ai soldi

Niente

che puo’ essere comprato

avrai mai un prezzo

 

giusto poiché i soldi

non

rappresentano

il valore

di niente

Questi non sono

l’insieme dei beni posseduti

ma

sono le tradizioni, gli usi e

le abitudini peculiari di ciascuna

zona

l’essenza intrinseca di ognuno.

Nulla di nuovo per noi

quindi solo

un diverso

approccio per affrontare il concetto

di cultura, senza dare per scontato

che siamo noi:

l’enorme verieta’ artistica, culinaria, letteraria, musicale, professionale ed ambientale siamo noi, con la nostra storia. Un passato, oggi

piu’ che mai importante a fronte

di una globalizzazione

necessaria, che deve essere recuperato

e modellato

fino a ricostruire

la nostra identità’

presente e futura.

Un po’ come i baobab che hanno

le radici in testa, anche noi non dobbiamo

smettere di lottare per recuperare le nostre radici

perché

solo senza dimenticare

chi siamo e da dove veniamo, possiamo

finalmente aprirci ad altre culture,

senza paure o pregiudizi,

ma con la sola e quindi infantile 

curiosità

costruttiva

          

Tutti i giorni le donne della famiglia, molto numerosa, partono

per un lungo viaggio. Camminano

per ore ed ore, scavalcando le alte montagne e discendendo le ripide

vallate, fino al fiume.

Camminano molto queste giovani signore

e trovata l’acqua

grandi secchi da rimettere

con cura sul capo. Come per magia

non smettono, ma continuano a camminare, perfettamente

in equilibrio sulle loro gambe.

 

Sulle loro teste,invece, i secchi stanno, non cadono!

Certo,

all’inizio non e’ facile, il secchio

pesa, e rotola

giu per terra. Bisogna essere molto pazienti

e imparare

a raccoglierlo piu’ volte. Ma superate le

difficolta’

e’ fatta! Ora

si puo’ tornare a casa!

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 Tutte insieme iniziano cosi a cantare,

e cantando

e danzando a ritmo di musica,

seguono la strada del rientro. Nascono cosi

storie

di grandi cavalieri e dame che,

in un mondo

incantato, si innamorano,

giocano,

scherzano e fanno amicizia. DFDF

      E’ uno degli incontri piu’ belli della vita

e ..in un mondo non

troppo lontano da questo

ci sono altri mondi, altre

culture da conoscere, altre

storie da sentire e

altrettante da narrare. E’ un piacere, uno scambio culturale, l’unica arma

che abbiamo

contro indifferenza ed ignoranza

TVB

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Un viaggio in Punta Sottile

Il primo post, il primo capitolo di un libro che ormai desidero scrivere da tempo. E mi sembra di essere qui oggi a muovere i miei primi passi dopo un lungo letargo dei sensi; mi stiracchio sulla sedia in polipropilene nella mia stanzetta di quando ero solo una ragazzina e sbadiglio guardando attraverso la finestra. Questa volta non e’ per via del monotono orto che e’ li ad occupare il giardino da quando ne ho memoria, ma perché realizzo che sono le 4 di notte e non sto ancora dormendo.

Sento sulle spalle una grossa responsabilità’. Vorrei che le mie parole fossero per TE un compagno di viaggio verso il mondo della “bella scrittura”. Beh, una lettera ben scritta può’ suscitare meraviglia e, in certi casi, divenire una vera e propria forma d’arte. Ok, allora ci sono. E poi subito, no, invece no. Laura, non lo puoi fare, questo non sarà’ un manuale rapido e agevole, che mette al centro il lettore guidandolo passo dopo passo nei suoi progressi ecc.. O forse non e’ solo questo.

La sua gestualità’ ha uno stretto legame con l’individuo, lontano dall’esigenza di rapidità’ imposta dalla vita quotidiana. Fa un movimento lento e controllato, quasi un gesto estemporaneo che lascia traccia del suo passaggio.

Alzo lo sguardo e la luce del monitor mi abbaglia. Il flashback di quando ero li si e’ brutalmente chiuso e mi trovo in Italia, sulla sedia in polipropilene nella mia stanzetta di quando ero solo una ragazzina e sbadiglio guardando attraverso la finestra. Mi concentro. I vantaggi offerti dagli strumenti informatici sono innegabili e preziosissimi, ma non escludono il valore della calligrafia, anzi per contrasto, lo sottolineano. Ecco, forse l’ho finalmente trovata. Sulla base di questa premessa, in questo progetto in cui riverserò’ tutto il mio impegno e tutta la mia passione, ti accompagnerò’ in un viaggio senza tempo.

STATUINE DI LEGNO, MASCHERE COLORATE, ORNAMENTI, STOFFE DIPINTE, PITTURE DEL CORPO, EDIFICI

Stretto contatto con una natura forte

e pericolosa, l‘idea che tutto abbia

un’anima, il culto degli

antenati,

la presenza di spiriti nella vita quotidiana, l‘organizzazione stessa della tribù,

la magia

Questo e’

arte Africana

o arte nera

                                     arte

Nel cui ambito rientrano

come da definizione tutte quelle creazioni realizzate dalla preistoria ad oggi nella parte del continente che si trova

a sud del Sahara. 

Queste opere dislocate un po’ ovunque anche in Europa

parlano un

linguaggio universale

fatto di

semplici gesti da cui e’ possibile cogliere

la visione del mondo di questi

popoli che

abitano terre

lontane e misteriose. Civilta’ millenarie

che con l’ambiente

sanno convivere e col quale hanno
instaurato uno stretto legame di complicità’.
 
afr
 
Prendiamo le maschere,

usate nelle cerimonie e nelle danze rituali:

sono fatte di

legno,

decorate

con cuoio, pelle, piume, foglie,

ossa;

come una divisa,

sono indossate con il copricapo
e il vestito per indicare i ruoli
dei capi della comunità,

degli stregoni, dei guerrieri. A volte sono  spaventose e vengono usate per allontanare

gli spiriti maligni.

Per quanto riguarda le sculture, esse non

rappresentano fedelmente

la figura umana,

non seguono le regole

delle proporzioni

e della

verosimiglianza.

L’idea di bellezza di un artista africano si esprime

in altre qualità.

La posizione ben diritta e lo slancio

del busto

indicano

giovinezza e salute;

mentre gli organi sessuali

in evidenza

in una statuina maschile

sottolineano

la virilità. Ciò che ai nostri occhi

può sembrare

ingenuo è invece un altro e

diverso modo di rappresentare la

realtà e di concepire un’opera

d’arte.

stata

Anche l’architettura è basata su specifici criteri.

Ho letto che ad esempio le case sono costruite e decorate

seguendo

uno schema di numeri

e di

simboli,

che riguardano sia l’organizzazione sociale del villaggio

sia il rapporto con gli antenati

mitici

e con i defunti. Tutto

e’ organizzato secondo una logica che vede

tradizioni,

credenze e funzionalita’

fondersi insieme, diventare parte integrante

del

vivere quotidiano.

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\

GIOIAPAURA –  RABBIA AMORE

LE RICONOSCI?Queste sono

EMOZIONI

Alcune

delle esperienze

che possiamo provare nel corso della nostra esistenza. Emozioni che proviamo tutti i giorni,

emozioni che adattiamo ai nostri ritmi, alle nostre abitudini, alle necessita’ del momento, alle mode..

ecco l’Africa

 

risveglia emozioni!

Emozioni 

altre,

emozioni che chissà‘, magari sono le stesse emozioni,

quelle

a noi più‘ care.

‘..E talvolta tutte insieme, contemporaneamente tutte

in un colpo,

 solo,

l’Africa e’ una cosa FORTE, e’ VIVA,

con tutto il suo

caos, il rumore del cuore lo puoi sentire

in mano, ti strappa i timpani, non ti fa dormire la notte,

ti ama e

ti finisce

L’Africa

finisce e tu resti

come interdetto.

Il sorriso di tutta una vita, presente

e futura,

lo stesso sorriso.

Il suo

sorriso.

Il sorriso di chi sa e tace

un sorriso che

tace

da sempre.

L’africa non puo’

lei e’ sola e sa di essere forte.

stataaaa

 L’africa deve essere forte

ti risponde, ti chiama

hakuna matata

e prendere la vita di petto,

 

vivendo

 

ogni giorno in ogni secondo.

 

stataaaaa